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Assolutamente da visitare!!
La Certosa di Padula, conosciuta anche come Certosa di San Lorenzo, è fra le più grandi e famose Certose esistenti in Italia e si trova nel Parco del Cilento. È stata dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Il monastero è il secondo per grandezza in Italia dopo la Certosa di Parma. Esso fu fondato da Tommaso San Severino nel 1306 sul sito di un esistente cenobio ed è dedicato a San Lorenzo. La sua struttura richiama l'immagine della graticola sulla quale il santo fu bruciato vivo. La storia dell'edificio copre un periodo di circa 450 anni. La parte principale della Certosa è in stile Barocco ed occupa una superficie di 50.500 m² sulla quale sono edificate oltre 320 stanze.
Il monastero ha il più grande Chiostro del mondo (circa 12.000 m²) ed è contornato da 84 colonne. Una grande scala a chiocciola, in marmo bianco, porta alla grande biblioteca del convento. Secondo la regola certosina che predica il lavoro e la contemplazione, nella Certosa esistono posti diversi per la loro attuazione: il tranquillo chiostro, la biblioteca con il pavimento ricoperto da mattonelle in ceramica di Vietri, la Cappella decorata con preziosi marmi, la grande cucina dove, la leggenda narra, fu preparata una frittata di 1.000 uova per Carlo V, le grandi cantine con le enormi botti, le lavanderie ed i campi limitrofi dove venivano coltivati i frutti della terra per il sostentamento dei monaci oltre che per la commercializzazione con l'esterno. I monaci producevano, vino, olio di oliva, frutta ed ortaggi. Oggi la Certosa ospita il museo archeologico della Lucania che raccoglie una collezione di reperti provenienti dagli scavi delle necropoli di Sala Consilina e di Padula. Questo museo copre un periodo che va dalla preistoria all'era ellenistica.










Giuseppe Petrosino (detto Joe) nacque a Padula (SA) il 30.08.1860. Emigrò, giovanissimo, nel 1873 alla volta di New York col padre Prospero, sarto, e l'intera famiglia composta dalla madre, da due sorelle e da tre fratelli. In un primo momento, quale primo figlio, si adattò a tutti i mestieri al fine di non gravare sul bilancio familiare; studiò la lingua inglese, frequentando corsi serali, ed il 19.10.1883 si arruolò nella polizia di New York, indossando l’uniforme da poliziotto portante sul petto una placca d’argento con numero 285. Dopo un breve periodo di rodaggio come agente di pattuglia nella Tredicesima Avenue, cominciò a scalare i gradini della gerarchia, imponendosi a tutti per i suoi sistemi di lavoro che si ispirarono a passione per il mestiere, grande fiuto, intelligenza, senso di responsabilità, alta professionalità.
Il suo grande sogno e scopo della vita fu uno solo: sconfiggere la mafia, allora contraddistinta col nome di Mano Nera. Sposato, con una figlia compì imprese leggendarie e meritorie, guadagnandosi persino la stima del Presidente degli Stati Uniti, di cui era grande amico e dal quale aveva grandissima considerazione.
A trent’anni, promosso detective, passò al servizio investigativo; nel 1895 è il Presidente Roosvelt in persona a nominarlo Sergente e nel 1905, con la promozione a Tenente, gli viene affidato il comando dell’Italian Legion, cioè gruppi di agenti italiani, a suo giudizio indispensabili, per combattere la Mano Nera. Dichiarò guerra ed assicurò alla giustizia bossi di altro calibro, che nessun corpo di polizia era mai riuscito a prendere, con imprese funambolesche e travestimenti, che gli consentirono di vivere più da vicino il complesso mondo della mafia. A lui solo viene attribuita la grande intuizione di aver capito che la mafia, in New York, aveva le sue radici in Sicilia, tant’è vero che intraprese un viaggio in Italia, diretto appunto in Sicilia, per infliggerle il colpo mortale.
Fu ricevuto dal Presidente del Consiglio Giolitti dal quale ricevette in regalo un orologio d’oro e dopo essersi fermato per qualche giorno a Padula nella sua casa natale ove c’era il fratello Michele rimpatriato, partì alla volta della Sicilia. Avviò un grosso lavoro che l’avrebbe portato a sconfiggere definitivamente la mafia, ma la sera del 12.03.1909, nella piazza Marina di Palermo, fu raggiunto da quattro colpi di rivoltella che lo fecero crollare, ucciso, al suolo. Morì da soldato, nel compimento del suo dovere, colpito alle spalle, al buio, a tradimento da una mano assassina che fermò il cammino del più forte e coraggioso poliziotto di tutti i tempi.
Petrosino è uno degli orgogli della nostra zona, a cui si è dedicato un Museo (la Casa) che è possibile visitare (tramite il B&B Martin Pescatore)
Su Joe Petrosino è dedicata una fiction della Rai http://www.raifiction.rai.it/raifiction2006fiction/0,,1553,00.html