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Il Bed and Breakfast - Tariffe

il B&B è
situato precisamente nel piccolo paese "Foria di Centola", a soli 8 chilometri dal mare blu di Palinuro, immerso nelle verdi colline che lo circondano e sovrastato dalle promontuose montagne che offrono agli ospiti una varieta' di vegetazione; è il posto ideale per apprezzare odori e sapori e lo scorrere lento e rilassato della vita che il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano offre;


NOTIZIE E RIFERIMENTI STORICI SU FORIA DI CENTOLA (SA). del Prof. Riccio Raffaele

Sull’abitato di Foria e sui vari nuclei originari in cui il paese è tuttora diviso (casali), è stato possibile ritrovare vari riferimenti storici.
Come rileva P. Ebner, citando notizie fornite dal Giustiniani sui censimenti che vanno dal 1532 al 1669, appare chiaro che il centro e l’abitato del paese, già da epoche ben precedenti al 1532, anno del primo rilevamento documentato, dovevano essere formati e costituiti . Nei secoli passati il Paese presentava le seguenti caratteristiche :

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Densità abitativa
Dalle notizie fornite dal Giustiniani si può seguire l’andamento demografico del paese di Foria negli anni cruciali delle crisi demografiche che colpirono l’intera Europa dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento. Nel 1532 l’abitato è censito per 39 fuochi (abitanti 195), nel 1561 per 31 (abitanti 155), nel 1595 per 35 (abitanti 175), sempre per 35 nel 1648 (abitanti 175) e, dato sorprendente, per 42 fuochi (abitanti 210) nel 1669. Quest’ultimo dato rileva che la grande pestilenza che colpì Napoli e la Campania sul finire degli anni ‘50 del Seicento ebbe scarsa incidenza in questo piccolo centro piuttosto isolato dalle grandi vie di comunicazione. Il Galanti, a metà del ‘700, annotava che la popolazione era di 364 abitanti e rilevava, come faranno anche l’Antonini ed il Giustiniani, che il paese era circondato da ubertosi terreni (oliveti) e che le colline su cui era collocato, malgrado la scarsezza d’acqua, offrivano discreti pascoli e buoni seminativi. Il Giustiniani aggiungeva che vi si respirava un’aria molto buona .

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Attività lavorative
Le notizie fornite dal Galanti e dal Giustiniani trovano conferma nel censimento del 1815, indetto con lo scopo di realizzare un catasto provvisorio. Questo documento, metteva indirettamente in evidenza, alla sez. B, che le campagne prospicienti l’abitato di Foria erano coltivate intensamente, dato che il catasto registrava la presenza di varie realtà abitative probabilmente per uso agricolo. I locali edificati ammontavano a 76 abitazioni corrispondenti a 102 vani, distribuiti secondo l’ordine seguente: 20 per i soprani, 24 per i sottani e 20 per i sottani più i soprani; a queste si dovevano aggiungere altre tre costruzioni costituite da sottano, soprano, stalla e trappeto. Ad ognuna di queste realtà abitative corrispondeva un toponimo che designava e rendeva identificabile il terreno in cui erano collocate .

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Struttura familiare e sociale
Altre ricerche storiche permettono di ricostruire la struttura familiare e sociale ed il sistema di circolazione dei beni presenti sul territorio di Foria. Da atti notarili risalenti al 1594 appare chiara la trasmissione di beni nell’ambito d’uno stesso lignaggio familiare. Giovanni d’Angelo del casale di Foria di Salerno, risultava proprietario di tre vigne a Bernardo (attuale S. Bernardino) a Mirabello (attuale Mirabelle) a Cassieri (località ora ignota). Negli atti testamentari di Carlo d’Angelo, suo discendente, troviamo documentati gli stessi beni e questo sta ad indicare che l’asse ereditario della terra veniva trasmesso ai soli figli maschi. Inoltre le vendite di proprietà, o le permute con diritto di riscatto, nell’ambito dello stesso casale di Foria avvenivano secondo linee di consanguineità ben solide e definite, ovvero tra i lignaggi residenti ed imparentati (Imbuci – forse Imbriaco-, Colicigni e d’Angelo) , come accadeva nel resto del Regno di Napoli e, va notato, che alcune di queste famiglie sono tuttora residenti in Foria

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Visite pastorali
Anche le visite pastorali possono fornire informazioni sull’abitato di Foria. In questi documenti viene descritta l’esistenza di due edifici utilizzati per le cerimonie religiose: la Chiesa parrocchiale di S. Maria delle Grazie, culto derivato probabilmente dallo spirito religioso del vicino cenobio basiliano di S. Maria di Centola ed una cappella dedicata a S. Antonio Abate, ora scomparsa. La prima relazione documentata risale al 1694, mentre la più interessante è quella del 23 Gennaio del 1731 redatta da Mons Riccio-Pepoli, vicario generale della diocesi di Capaccio. Da quest’ultimo documento possiamo ricavare notizie sulla struttura architettonica e sugli arredi della Chiesa e informazioni riguardanti la comunità di Foria. Il vicario venne ricevuto dall’economo curato D. Carmine Imbriaco di anni 39, da D. Tommaso de Angelis di anni 71 e da un novizio non nominato, ed assieme a loro stese la sua relazione. La Chiesa era costituita da una navata unica, ai lati della quale, erano disposte varie cappelle: S Margherita di proprietà baronale, del S. Rosario appartenente all’Università di Foria, di S. Pietro e S. Paolo e di S. Giovanni Battista. La chiesa era dotata di un campanile con tre campane e di vari oggetti sacri. Va notato, anche in questo caso, che la struttura della Chiesa e la disposizione delle cappelle sono rimaste, fino ad oggi, quasi inalterate, dato che all’elenco citato sono state aggiunti altri due altari, uno dedicato a S. Antonio da Padova (1858) e l’altro a S. Antonio Abate mentre l’altare di S. Giovanni Battista è stato soppresso ed il quadro che probabilmente vi era collocato sopra è stato collocato vicino al fonte battesimale.
Il documento, piuttosto dettagliato, prendeva anche in considerazione le entrate e le uscite della parrocchia di Foria. Da questo si evince che la Chiesa poteva contare sulle decime, pagate dagli abitanti, (mezzo tomolo di grano a famiglia, un quarto dalle vedove), che corrispondevano ad una rendita di ducati 37, 2.10 e sulle rendite derivate da fitti e da beni legati alle cappelle. Il totale delle entrate era di ducati 68, mentre le uscite, dedotte le spese per il clero e per le celebrazioni religiose, ammontavano, per lo più, ad una spesa corrispondente. Si può quindi rilevare che i parroci di Foria erano dei bravi amministratori , o che forse riuscivano a far quadrare il bilancio ricorrendo a quello di cui potevano disporre .
La Chiesa, come molte altre nella Diocesi di Capaccio-Vallo, e va a questo punto menzionata la cattedrale di Vallo che, probabilmente, funse da modello di riferimento architettonico, venne rimaneggiata probabilmente negli anni 50-60 del Settecento e le cappelle vennero decorate con cornici rococò, tuttora esistenti. Infatti durante la visita di Mons. Zuccai, effettuata nel 1770, viene stesa una relazione precisa sui quadri che la adornavano ed il relatore cita in modo particolare la Cappella di S. Giuseppe della fam. Imbriaco in cui si sofferma a prendere in considerazione una tela che definisce elegantissimae structurae. Questi quadri, purtroppo, vennero rubati negli anni ’80 del ‘900 e sono stati ora sostituiti con copie recenti che, pur non corrispondendo agli originali, ne riprendono i soggetti ed i nomi dei Santi.
Va ricordato inoltre che Foria costituiva una propria ed autonoma unità amministrativa (Università) ancora in attività nel 1731, dato che la relazione di Mons. Riccio-Pepoli precisava che le candele per le funzioni religiose venivano pagate dall’Università. Ancora il resoconto della Visita del 1770, citando la tela collocata nella Cappella del Rosario, la definisce proprietà dell’Università. L’autonomia amministrativa cessa di esistere agli inizi dell’Ottocento visto che il catasto del 1815 colloca l’abitato ed il circondario di Foria nell’ambito del Comune di Centola.

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